Divagazioni sul tema

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Angolino dei consigli cinematografici (di film che prima o poi recensiro’, ma intanto ve li segnalo)

Pubblicato 7 luglio 2014 da elyana80

10492039_763934956992305_7340001258559662411_n (1)1) The girl next door, by Gregory Wilson, Usa, 2007

2) The living and the dead, by Simon Rumley, UK, 2006

3) Red Krokodil, by Domiziano Christofaro, Italia-Usa, 2012

4) Excision, by Richard Bates, Usa, 2012

5)  Alexandra’s Project, by Rolf De Heer, Australia, 2003

6) The woman, by Lucky Mckee, Usa, 2011

7) Eden Lake, by James Watkins, UK, 2008

8) The loved ones, by Sean Byrne, Australia, 2009

9) Grimm love, by Martin Weisz, Germania, 2006

10) Ballata dell’odio e dell’amore, by Álex De la Iglesia, Spagna-Francia, 2010

11) Mum and Dad, by Steven Sheil, UK, 2008

12)  Santa Sangre, by Alejandro Jodorowsky, Messico/Italia, 1989

13)  Dogthoot, by Yorgos Lanthimos, Grecia,2009

14) Otis, by Tony Krantz, Usa, 2008

15) Insensibles, by Juan Carlos Medina, Spagna, 2012

16) The Seasoning House, by Paul Hyett, UK, 2012

17) Kidnapped (Secuestrados), by Miguel Angel, 2011

18) Feed, by Brett Leonard, Australia, 2005

 

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Purtroppo sono ancora senza Adsl, ma vi segnalo questo interessante articolo, trovato in rete: “L’infanzia dei Serial Killer”

Pubblicato 30 maggio 2014 da elyana80

Perché si diventa serial killer? Molti studiosi da tempo cercano la risposta nell’infanzia degli assassini seriali…

L’infanzia dei serial killerPerché si diventa serial killer? Molti studiosi da tempo cercano la risposta, analizzando l’infanzia degli assassini seriali finiti in prigione per capire se ci sono stati nei primi anni della loro vita “segni premonitori!”.

Nel libro Sexual Homicide, patterns and motives del 1995, i criminologi Douglas, Ressler e Ann Burgess hanno riportato le ricerche fatte sui primi anni di vita di 36 soggetti, scoprendo che hanno avuto per lo più un’infanzia, almeno all’apparenza, normale e con un tenore di vita regolare e rispettabile.

Metà dei soggetti ha confessato però che esistevano in famiglia “crimini inconfessabili”, e/o tenuti ben segreti. Molti hanno anche assistito a numerosi litigi tra i genitori, anche violenti. Nelle loro famiglie erano inoltre presenti elementi con disturbi psichici di diversa entità. A volte le madri sparivano improvvisamente per lunghi periodi per essere ricoverate in ospedale, fatto che aumentava l’aggressività dei figli che si sentivano così abbandonati o rifiutati.

Causa i continui traslochi, anche in stati diversi, i serial killer non hanno sviluppato durante l’infanzia e l’adolescenza il senso di appartenenza a una comunità, né sono riusciti a costruire rapporti affettivi reali e duraturi.

In particolare, viene meno il sano “rapporto tra pari” che si impara a instaurare da piccoli: il futuro serial killer può essere stato sia il classico “bullo” che, crescendo, ha aumentato la crudeltà e la letalità, sia la vittima del bullo che, una volta grande, per una sorta di rivalsa, sfoga la rabbia covata sui più deboli.

Altri fattori comuni scatenanti riscontrabili nell’infanzia e nell’adolescenza dei serial killer sono:

1) l’essere figlio illegittimo o orfano di uno o entrambi i genitori

2) l’avere avuto entrambi i genitori violenti o un genitore abusante mentre l’altro, vittima a sua volta, non interveniva per proteggerlo

3) l’aver assistito, impotente, alle violenze – fisiche, psicologiche e/o sessuali – subite da un altro familiare, di solito la madre. Si ricorda che, un padre che abusa di continuo della moglie davanti ai figli, svilisce in loro la figura femminile, relegandola a schiava-oggetto sessuale

4) l’aver avuto una madre prostituta che, spesso, faceva assistere il figlio agli incontri con i clienti

5) privazioni materiali e affettive.

La maggior parte degli assassini seriali sembrerebbe provenire da una famiglia multiproblematica che nasconde spesso il disagio a vicini, insegnanti e autorità locali. Si crea così un distacco dal mondo esterno, cercato e voluto dagli adulti, che amplifica il disagio del futuro serial killer.

Quando il soggetto durante l’adolescenza o la prima giovinezza manifesta comportamenti violenti o mette in atto i primi crimini, è orami troppo tardi: ha perso la capacità di relazionarsi in modo adeguato con gli altri.

Può mostrare, tra l’altro, difficoltà di apprendimento e scarso rendimento scolastico, precoci fantasie sessuali sempre piu’ violente, ossessione per il fuoco, il sangue e la morte, comportamenti autodistruttivi e dipendenze da alcool o sostanze stupefacenti.

Non tutti i bambini che hanno avuto infanzie simili sono diventati serial killer da adulti, perciò alla domanda iniziale, nonostante gli studi condotti finora, non si è ancora in grado di rispondere in modo soddisfacente.

Articolo scritto da: Biancamaria Massaro 
Pubblicato il 05/05/2013 su La Tela Nera
per approfondire: http://www.latelanera.com/serialkiller/cerealwiki/wiki.asp?id=272#sthash.PNbLHqL0.dpuf

Le Donne con le Palle del cinema horror (e non), by Luca Zanovello

Pubblicato 8 marzo 2014 da elyana80

I film horror (e non solo quelli) sono zeppi di femmine in grado di tirar fuori notevoli attributi se stuzzicate…

Le Donne con le Palle del cinema horror (e non)Sesso debole un cavolo! Il cinema horror (ma non solo quello) è pieno di donne con le palle.
Che agiscano per sfizio, vendetta o necessità, sono delle signorine che è meglio non infastidire, pena una ritorsione da antologia del cinema.

A seguire, una decina di ragazze nate – o diventate – maledettamente “sour”, acide.

10) THE BRIDE (KIll Bill)
Nell’epopea vendicativa di Quentin Tarantino la Sposa in tuta gialla ridefinisce il concetto di spietatezza in un bagno di sangue tra pulp, arti marziali e stile “cartoonish”. Uma Thurman con lama e sguardo affilati e una forza di volontà più grande anche della delirante immaginazione del regista. In un doppio (presto triplo) film dove sono le donne a picchiare duro, la Sposa non è solo quella che temiamo di più, ma è anche quella per cui tifiamo.

9) F (Marebito)
Il sottovalutato gioiellino di Takashi Shimizu andrebbe recuperato per molti motivi. Uno di questi è la conturbante protagonista femminile, enigmatico e muto flagello assetato di sangue. Salvata dalle catene, schiavizza il proprio salvatore. La rappresentazione più perversa dell’emancipazione femminile e la dimostrazione che quel volpone di Ferradini aveva ragione.

8) HAYLEY (Hard Candy)
Avete presente Ellen Page? La ricorderete nei panni della precoce ed impertinente Juno, nell’omonimo (e meraviglioso) film di Reitman Jr. Oppure, se dotati di ottimo fiuto horror, la ricondurrete al bellissimo e sadico Hard Candy, film passato ingiustamente in sordina e arrivato in largo ritardo nel mercato dell’homevideo italiano. In quest’ultimo caso saprete che il musetto adolescenziale di Ellen non è altro che apparenza. Adescata sul web da un uomo adulto, Hayley non si concede e anzi dà una lezione indimenticabile a tutti i porci là fuori, facendo rabbrividire (in particolare attraverso una vivida scena “chirurgica”) ogni singolo ometto alla visione. Zac!

Hayley (Hard Candy)

7) LAURIE STRODE (Halloween – La Notte delle Streghe)
Oggi Laurie se la caverebbe con regolare denuncia di stalking. Ma nel 1978, quando John Carpenter le affibbiò le eccessive attenzioni del famigerato assassino Michael Myers, la timida e inibita studentessa di Haddonfield (interpretata dalla superba Jamie Lee Curtis) non aveva altra scelta che barricarsi in casa e mostrare nervi saldi. Eppure nel corso della lunghissima saga della vigilia di Ognissanti la spunta quasi sempre lei, con grazia e senza coltellacci. Come si addice a una ragazza di classe.

Laurie Strode (Halloween)

6) CHERRY DARLING (Grindhouse – Planet Terror)
Una stripper con una gamba sola non vale granchè, ma potrebbe rappresentare un importante diversivo durante il proliferare di un’invasione di simil-zombie. Soprattutto se al posto di un’innocua protesi le si innesta un maestoso lanciagranate. In quel caso il dolce visino di Rose McGowan diventa un manifesto di guerra. Il compagno Robert Rodriguez dirige e un po’ sogna amplessi militarizzati. Cherry, letteralmente sul “piede di guerra”, rade al suolo gli infetti. Quel che si chiama far di necessità virtù.

Cherry Darling (Planet Terror)

5) LUCIE & ANNA (Martyrs)
Lucie irrompe nella casa dei suoi ex aguzzini brandendo un fucile e in pochi minuti azzera l’allegra famigliola. È il minimo, considerato quello che ha passato nella sua prigionia. Ma è poca roba in confronto a quello che subirà Anna, sua amica e accompagnatrice nella missione vendicativa. Le cose sono più complicate di quanto sembri, per le due fanciulle e per chi guarda. Martyrs fa la storia dell’horror moderno, le due protagoniste si passano il testimone della più brutale tortura a memoria di cinefilo. Opponendo però stoica resistenza.

Lucie e Anna (Martyrs)

4) JENNIFER (Non Violentate Jennifer)
La bella scrittrice protagonista del film di Meir Zarchi ha tutte le ragioni per essere incazzata. Stuprata, picchiata e dileggiata lungamente da quattro balordi, viene creduta morta e abbandonata. Invece Jennifer si ricompone e architetta una vendetta che detta le tavole della legge del “rape & revenge”. Senza batter ciglio.

3) ELLEN RIPLEY (Alien saga)
Nemmeno al chierichetto più ingenuo potrebbero sfuggire i connotati falliformi della creatura più terrificante della storia del cinema. Basti conoscerne il creatore (il perverso artista svizzero H.R. Giger) e alcune primordiali idee di sceneggiatura (Ripley sarebbe dovuta essere nuda per buona parte del film) per capire che il mitico luogotenente in canottiera bianca avrebbe avuto vita difficile in più sensi. Eppure la grintosa opposizione dell’eroina fantascientifica regge l’urto e Sigourney Weaver diventa icona cazzuta tanto quanto il mostro bavoso. In un futuro indefinito, ecco la parità dei sessi!

Ellen Ripley (Alien)

2) VARLA (Faster, Pussycat! Kill! KIll!)
Decolleté XXL e guida da tamarra di quartiere. La sexy spogliarellista interpretata da Tura Satana nel capolavoro di Russ Meyer potrebbe essere il sogno dei coatti di tutto il mondo. Peccato per quel suo lato un po’ efferato che smorza la poesia. È lei il simbolo immortale di un film dove la crudeltà è donna, più forte della misoginia dei pochi ometti che tentano di fermare Varla e colleghe. Meyer deve aver avuto delle babysitter terribili. E con tette enormi.

1) ASAMI (Audition)
Aoyama, vedovo di mezza età, organizza una finta audizione cinematografica per trovar moglie. Troverà e sceglierà l’enigmatica Asami, taciturna e segnata dalla vita quel tanto che basta per suscitare piena empatia per tre quarti del film. Il resto è sangue e sofferenza. Takashi Miike, il regista di Audition, culla la violenza come fosse la sua adorata figlioletta. Una figlioletta “pungente” e malvagia come Asami. E come film, stupefacente dall’inizio alla fine.

Asami (Auditions)

Questi e altri spunti vendicativi affollano gli scaffali del cinestore di Sourmilk (siamo a Menzago di Sumirago (VA), in via Trieste 5, ma il negozio è anche online all’indirizzo www.sourmilk.it): venite a trovarci, proveremo a realizzare i vostri incubi e se non ci riusciremo accetteremo di subire la vostra, di vendetta.
Quel che è giusto è giusto.

Notizia scritta da:
Luca Zanovello

Le Donne con le Palle del cinema horror (e non)
Articolo pubblicato il 20/04/2012
Fonte: LaTelaNera.com

Save the Psycho house:

Pubblicato 19 febbraio 2014 da elyana80

psycho_house_1960_universalIl celebre Bates Motel fu costruito negli studi della Universal Pictures nel 1959, come anche la casa di Norman Bates, che fu realizzata con gli scarti della Harvey House, anch’essa presente sullo storico set della Universal. Dopo l’enorme successo riscosso dal capolavoro “Psycho”, il set del film divenne meta di pellegrinaggio di tutti gli appassionati. Nel corso dei vari tour la casa è stata più volte smontata e rimontata in luoghi diversi degli Studios, ma dal 1986 è stata abbandonata a se stessa e lasciata in balia delle intemperie, con la conseguenza che corre il rischio di cadere a pezzi da un momento all’altro. Per questo è nata una petizione on-line per sollecitare la Universal a prendere dei provvedimenti con delle opere di restauro. Se anche tu hai a cuore le sorti della casa più inquietante della storia del Cinema affrettati a firmare, come ho fatto io!

Ecco il link dove firmare:

http://www.change.org/en-GB/petitions/universal-studios-hollywood-we-ask-universal-studios-hollywood-to-undertake-a-complete-restoration-of-the-psycho-house-and-in-the-process-save-the-greatest-surviving-movie-set-in-the-world-save-the-psycho-house#share

 

“#Coglione no”, by Luotto Preminger

Pubblicato 17 febbraio 2014 da elyana80

downloadIl fan dell’horror che abbia un minimo di intelligenza, cultura e discernimento deve prepararsi a una vita di frustrazione e sacrificio. L’horror, infatti – più ancora dell’action, più ancora di qualunque altro genere che faccia inarcare un sopracciglio a Ozpetek e al suo pubblico – è per eccellenza una discarica spettatoriale, frequentata in larga parte da una gamma di pubblico che va da “capellone scheletrico e ossessivo che odora di scantinato e confonde la capacità di giudizio critico con la capacità di elencare filologicamente ogni slasher mai prodotto” a “branco di scimmie brianzole sedicenni che s’infilano in un multisala a lanciare popcorn contro qualunque film nella cui locandina compaia un coltello”. Quale genere di film trova quasi sempre uno sbocco in sala anche nel caso di sottoprodotti, ennesimi sequel, o puttanatelle a basso budget e zero idee? Quale genere di film girano i ragazzini (o, peggio, i giovani cineasti autodidatti) non appena si ritrovano una telecamera in mano? È un caso che, quelle rare volte in cui un grande regista si dà all’horror, la critica parli sempre di “incursione”? No: come il porno, l’horror punta allo stimolo di sensazioni primarie – le quali, in quanto primarie, non prevedono selezione all’ingresso. È come alla visita militare: ti ritrovi circondato da gente che mai nella vita avresti immaginato esistesse per davvero – montanari spaesati, camorristi in erba, ceffi allucinanti, freak, fascistelli paonazzi e, a perdita d’occhio, un uniforme 90% di pacifica, assoluta medio-bassezza. Col pubblico dell’horror, uguale; e anche la fascia di età è più o meno la stessa.
L’avvento della novità di “internet” ha reso evidente, e moltiplicato esponenzialmente, questo fenomeno. Ciao, ho un computer, un modem, una cameretta piena di BluRay, gusti di merda e nessuna capacità di giudizio; mi sento un critico perché dico che un film “è fatto bene”, la regia è “pazzesca” (a un certo punto c’è un’inquadratura obliqua) e gli effetti gore sono realistici. Secondo voi, aprirò un sito di cinema dedicato a quale genere cinematografico? Vi do un aiutino: alla fine di ogni recensione metterò un giudizio espresso in teschietti, da uno a cinque. È raro che dia meno di tre teschietti a un film. Basta che ci sia tanto sangue e che la regia sia pazzesca.
Il succo del mio discorso non è tanto «oh noes, la critica parruccona guarda l’horror dall’alto in basso e non gli dà la giusta dignità»; il che è verissimo, per carità, ma il mio punto è un altro, e non m’importa quanto suoni snob: secondo me una parte della colpa dello stigma che affligge l’horror ce l’hanno proprio gli appassionati di horror. Che sono tanto cari, chi lo nega, ma spesso, spessissimo, tanto scemoni. Tanto a digiuno di qualsiasi altra forma di cinema che non sia l’horror. Tanto sgrammaticati. È vero o no? Già.
Ecco perché sono contento di scrivere su questo sito, e ancor più contento del fatto che questo sito esista: non soltanto perché contribuisce a restituire al cinema horror la dignità troppo spesso negata, ma anche perché contribuisce a restituire dignità AI FAN. E questo anche grazie a voi, affezionati lettori! Non vi sentite un po’ meglio, quando venite qui? Non vi sentite un po’ meno soli? Non vi sentite come quando alla vista militare trovavate l’unico tipo tra mille con cui riuscivate a fare un discorso in italiano compiuto? Io sì. Ed è una cosa a cui tengo.

(Articolo pubblicato su i400calci.com Rivista di Cinema da combattimento)

Misteri della distribuzione italiana

Pubblicato 12 febbraio 2014 da elyana80

E’ inammissibile che facciano arrivare nelle sale italiane quella boiata di “You’re the next” mentre  degli home invasion con i controc***i come gli indipendenti britannici “The great ecstasy of Robert Carmichael” e “Cherry tree lane” e l’iberico “Secuestrados” restino nel limbo delle pellicole mai distribuite. Accontentiamoci dei trailer di seguito, in attesa di poter reperire i primi due da qualche parte. L’ultimo per fortuna si trova in streaming sottotitolato. Affrettatevi a guardarlo prima che ci tolgano anche la possibilità di gustarceli almeno on line.

Storiella cattivissima:

Pubblicato 11 febbraio 2014 da elyana80

11370453-molto-spaventoso-vecchio-pazzo-con-ascia-grandi-dettagli-quasi-completamente-in-bianco-e-nero-tranneUna notte un vecchietto si alzò dal suo letto per andare in bagno e, senza volerlo, origliò i discorsi della figlia che discuteva col marito: “E’ troppo vecchio, fa schifo in sala da pranzo, è una vergogna quando arrivano gli ospiti!” E suo genero rincarò: “Hai ragione, cara. Dobbiamo liberarcene. Stai tranquilla, ho già provveduto, domattina verranno a prenderselo”. Allora l’uomo, colto dal panico, irruppe nella camera da letto e, spinto da una furia cieca, sterminò la famiglia a colpi di mannaia. Il giorno seguente, mentre stava ancora bruciando i pezzi dei cadaveri nel caminetto, suonò il citofono. Il nonnino pluriomicida alzò quindi il ricevitore, cercando di non tradire alcuna emozione nella voce, e si sentì rispondere : “Buongiorno. Siamo stati contattati per il ritiro dell’usato. E’ qui quel vecchio divano da portar via..?”

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